Un’emozione chiamata ITACA

Durante i 5 anni di liceo classico,

ITACA era diventata quasi un’amica,

che veniva a trovarmi da lontano ogni tanto, parlando una lingua a tratti sconosciuta.

Ieri, però, ho scoperto un’Itaca che ha un sapore diverso, che profuma davvero di viaggio, di vita.

Una storia che diventa, finalmente, per tutti, alla portata di tutti, da cui ognuno può imparare, con cui ognuno si può confrontare, ritrovando emozioni e sensazioni che ha vissuto direttamente e forse un pò dimenticato.

Un racconto dentro i racconti, un’emozione che ne racchiude altre cento.

Ed ecco caro Lino che ti ho visto, da piccolo, mentre ti impegnavi ad imparare a memoria versi dal suono altisonante e dal significato sconosciuto e accanto a te ho visto me stessa intenta a leggere “Pattini d’argento”.

Lino Guanciale, Itaca, Torrechiara

 

Ti ho scorto mentre nel lettone con tua mamma e Giorgio provavi a fare l’attore, così come ti ho incontrato nel cinema d’essai unico quattordicenne tra tanti over 60, mentre attento scoprivi un mondo estraneo ai tuoi coetanei.

Ti ho immaginato a scuola mentre discutevi con il tuo Prof di Arte e nel frattempo ti  impegnavi nel disegno e accanto a te c’era mia figlia, anche lei poco portata per il disegno, entrambi speranzosi di riuscire a fare bene per una volta.

Mi sono rivista alla fine del liceo a decidere del mio futuro, quel sogno di diventare giornalista che forse ho troppo presto                                            smesso di inseguire.

Mi sono immaginata la moglie di uno dei marinai di Ulisse, che aspetta, forse invano, il suo ritorno per poi vedermi catapultata nel mercato di piazza Vittorio a Roma, avvolta da profumi e sapori diversi, immersa tra i venditori ambulanti, primo fra tutti “il porchettaro”.

Passando anche per  un luogo che purtroppo conosco bene, dove ricchezza e povertà non esistono più, ma esiste solo l’amore che sopravvive nonostante tutto.

Un viaggio di un’ora ( che avrei voluto continuasse ancora e ancora) con il pensiero rivolto alla mia famiglia, la mia Itaca.

                                                                                                                         

 

                                                                                           

Perchè davanti a quel leggio, sopra quel tavolo ci sono le vite di ognuno di noi, che si incontrano e si scontrano in un vortice di emozioni chiamato VITA

 Dove ognuno sceglie, tra un sorriso ed una lacrima, di inseguire la sua Itaca.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare

Itaca / Constantino Kavafis

 

PS: ringrazio Sabrina Di Clemente per avermi “prestato” la sua bellissima foto di Lino, che ho utilizzato come immagine di copertina per questo post.

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