Io da piccola

Io da piccola volevo fare la scrittrice.

La giornalista. L’inviata di guerra. La volontaria in Africa. La Zingara e la Santa.

Volevo fare la cercatrice d’oro. La cow girl e l’astronauta. La pasticciera. Il pilota di formula uno. E giocare a pallavolo con Mila e Shiro.

Io, da piccola, volevo fare la principessa. E un po’ pure la strega. La danzatrice del ventre, e l’equilibrista. Sul filo di seta. Con una rosa tra le mani, e il passo delicato delle ballerine.

Da piccola, volevo dare il mio nome ad una stella. Comprare una casa in ogni continente del Mondo. Avere tutti i libri che l’umana arte abbia avuto in sorte di concepire. E stiparli, stretti stretti, in una libreria, alta fino al soffitto, che assomigliasse a quella di un vecchio cartone Disney, “La bella e la bestia”.

Da grande, ho capito che molti sogni non si realizzano.

Se ne stanno accoccolati, accatastati, ammucchiati, senza una logica precisa, in un cassetto che porta la scritta: ” Poteva essere e non è stato? … ecchisenefrega!! “

Capita che la polvere del tempo li vesta, e li nasconda. Capita che un giorno, un po’ per gioco, un po’ per caso, tu decida di tirare un bel respiro, e poi soffiarci sopra.

Come per gonfiare un palloncino. Ed allora, ti accorgi che, alcuni di essi, hanno conservato l’antica luce. Quella luce che solo due occhi di bambina sanno cogliere.

I sogni che non si realizzano raccontano le nostre storie. E dico storie perché, ognuno di noi, se ne porta dentro più di una.

C’è una storia scritta, ed una taciuta. Una storia vissuta. Ed un’altra solo sognata. C’è una storia crollata, ed una ricostruita.

Ci sono sentieri, macerie, salite e discese. Arcobaleni che narrano leggende. E nuvole che ammantano il sole.

Ci sono scelte che abbiamo fatto, e decisioni che non abbiamo saputo prendere. Dadi lanciati. Mani fortunate. Partite vinte. Rivincite sudate.

Ci sono treni in corsa, sui quali siamo saltati. E viaggi, che mai abbiamo compiuto.

Ci sono attese. E ritorni. Muri da scavalcare. Muri da sfondare. Alcuni, semplicemente, da ignorare.

Ci sono partenze. E ri-partenze.

Domani è un altro giorno. Domani andrà meglio. Domani ci riporovo. Ricomincio da zero. Ricomincio da me.”

Non ci sono mai arrivi. Né destinazioni definitive.

La Vita è una serie infinita di inizi ostinati, e fallimenti multipli. Gioie infrasettimanali, e sfide quotidiane.

Ma nessuna storia è davvero degna di essere raccontata se non c’è nessuno disposto ad ascoltarla. E condividerla.

Antonia Storace – Donne al Quadrato –

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Che bellissime parole