Mi spaventa la solitudine

Mi spaventa la solitudine.

No la canzone della Pausini, che per carità ha accompagnato la mia adolescenza e che ancora adesso mi fa pensare “Ma Marco dove è andato?”

Mi spaventa la solitudine intesa come rapporto privilegiato con me stessa.

Sapere di non aver nessuno su cui contare in caso di bisogno, ma più semplicemente nessuno che ti faccia compagnia, che sia lì pronto ad offrirti un sorriso, una semplice parola mi fa stringere il cuore.

Ci sono momenti in cui mi capita di star bene da sola con me stessa.

Sono i momenti di riflessione profonda, in cui analizzo quello che mi circonda, ma anche il mio essere più intimo, i miei reali bisogni, le mie insicurezze.

Con il tempo mi sono resa conto che senza nessuno che mi faccia vedere l’altro lato della medaglia ho solo una visione: la mia e non sempre è quella giusta.

Ma chi non ha nessuno vicino, nessun familiare, nessun amico come vive?

Io da sola proprio non ci so stare, ma so anche di essere una persona poco semplice da gestire (troppo permalosa, troppo attenta ai dettagli) e quindi grazie a chi, ancora oggi, mi tende la mano e mi sussurra “Ci sono”.

Ma la solitudine cos’è? 

Secondo l’Huffingtonpost è una spirale.

Chi sente di essere isolato e fuori dal giro delle relazioni sociali, inizia a sviluppare una serie di comportamenti negativi che hanno lo scopo di scansare gli altri, solo per evitare di essere rifiutati.

Una sorta di difesa che non fa altro che aggravare il malessere di partenza.

Ma solitudine non significa stare da soli, perché puoi essere contento anche stando da solo.

La solitudine è ciò che sente chi è socialmente isolato, quando non c’è corrispondenza tra le relazioni sociali desiderate e le vere relazioni.

si ha quando c’è una un mancato collegamento tra le relazioni sociali desiderate e le vere relazioni.

 

Lo psicologo John Cacioppo ha elaborato un metodo, chiamato Ease method, che dovrebbe riuscire ad aiutare le persone che soffrono di solitudine cronica ad uscire dal loro stato e a non commettere l’errore di aggravare la loro condizione.

Ecco i punti principali:

 1. Espandi te stesso. Questo significa accettare alcuni inviti anche quando non se ne ha voglia. Puntare sulla socialità e no sui social.

2. Elabora un piano d’azione. Non basta rispondere a inviti a caso. Prendi un calendario e mappa la tua vita sociale. Assicurati che nella tua settimana ci siano abbastanza attività sociali da fare. Se non ne hai nessuna, prendi l’iniziativa e pianifica qualcosa, invitando altri a divertirsi insieme a te.

3. Seleziona. È importante passare del tempo con le persone giuste, che condividono, possibilmente, i tuoi stessi interessi. Puntare sulla qualità più che sulla quantità.

4. Aspettati il meglio. Chi soffre di solitudine tende a leggere le azioni altrui in modo sbagliato: se un amico risponde male, chi si sente solo non tenderà a pensare che può averlo fatto perché magari ha avuto una brutta giornata o era troppo impegnato.

In quest’ultima definizione sembra parli di me…

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