Capitani Fracassati. Un’anti-lezione sull’arte dell’attore

Capitan Fracassati. Un’antilezione sull’arte dell’attore rappresenta la mia prima volta a teatro da “grande”.

A teatro c’ero stata con la scuola alle medie e alle superiori, ma erano altri tempi, altre emozioni.

La serata di Sabato 16 Settembre al Teatro Storchi è stato un incontro, a dir poco piacevole, con questa nobile arte.

Ho avuto la possibilità di ammirare dal vivo il mio attore preferito Lino Guanciale e la sua compagnia teatrale Un bel dì saremo.

Forse pochi di voi conosceranno lui e il suo gruppo e questo mi rammarica.

Non voglio parlare retoricamente di quanto sia bello Lino Guanciale, né soffermarmi su questo aspetto scontato.

Mi piacerebbe che la gente iniziasse a conoscerlo per la sua bravura come Attore, un Attore a 360°, che si destreggia abilmente tra cinema, televisione ma soprattutto teatro.

La storia è tratta dal romanzo “Capitan Fracassa” di Theophile Gautier (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Il_Capitan_Fracassa).

La messa in scena prende spunto dal romanzo per raccontare come l’attore, in un passato neanche tanto lontano, fosse poco libero di esprimere il suo pensiero, “costretto” dal governante di turno ad assecondare i suoi pensieri e voleri.

Detto così, immaginerete uno spettacolo classico, quasi noioso.  Mera recitazione di battute imparate a memoria, costumi di scena altisonanti.

Invece con grande sorpresa di tutto il pubblico presente in Teatro è stato un qualcosa di indescrivibile, un in divenire continuo.

Era, infatti, impossibile prevedere battute, entrata in scena dei personaggi, pose ed espressioni del viso e del corpo.

E poi quante risate, quelle belle, sane, che ti fanno scendere le lacrime e ti slogano la mandibola.

Tutto il pubblico letteralmente catturato dalla storia e dai suoi personaggi.

A parte le risate in teatro c’erano solo il silenzio e l’attesa. L’attesa di potersi magari trovare seduto vicino uno di loro impegnato in qualche battuta.

Una compagnia di attori perfettamente affiatati, in sintonia oltre il copione, volutamente tenuto in scena.

Spazio, quindi, all’improvvisazione, a battute aggiunte al momento che hanno arricchito la storia, regalato quella risata in più e sottolineato la loro passione dell’essere un gruppo coeso, perfettamente funzionante.

Attori che ti sanno cullare e condurre lì dove vogliono, lì dove nasce la passione, la loro in primis.

Lino straordinario è dir poco. Nella scena del papero superlativo, ma i suoi compagni non sono stati da meno, anzi.

 

E’ stata una piacevole scoperta. Ne avevo sentito parlare ma non li avevo ancora mai visti in scena dal vivo.

Diana Manea, l’unica donna del gruppo in questo spettacolo, è un mix perfetto tra la Marchesini e la Melato: pose quasi da contorsionista, mimica facciale che ti trasporta nella parte, presenza scenica a valanghe.

Michele Dell’Utri è l’attore che non ti aspetti.

Pelata alla Montalbano, accento siciliano, ti stupisce e ti rapisce nelle sue parti comiche, perché far ridere è più difficile che far piangere.

Simone Tangolo ed Eugenio Papalia con il loro cambio voce e cambio ruolo sono stati bravissimi, molto molto coinvolgenti.

L’accompagnamento con la grancassa di Simone ha sottolineato momenti importanti.

Tutto questo per dirvi che mi sono innamorata del teatro, di loro tutti e vorrei vederli ogni giorno.

Quel teatro che educa con la risata, che ti accresce culturalmente ed emotivamente.

Quel teatro che non ha pretese, ma che pretende attenzione e passione.

Se potete andate ad un loro spettacolo.

A Gennaio metteranno in scena “La classe operaia va in paradiso” in tante città d’Italia.

Io ho già prenotato.

Intanto seguite qualche video su YouTube, non ve ne pentirete.

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